Pontevecchio Bologna - BSL San Lazzaro 64-72

BSL: Naldi 15, Recchia 15, Scapinelli, Righi n.e., Corradini 3, Tobia 7, Tepedino n.e., Serra 2, Perini 9, Rosa 17, Zuppiroli 2, Casarini 2, All.re Bettazzi, Ass.ti Gori, Giroldi.

Pontevecchio Bologna: Giorgi, Conti 23, Faldella, Folli 18, Lorusso, Boni, Minerva, Neri n.e., Bartolini 6, Tomsa, Antola 9, Barbato 8. All.re Carretto, Ass.te Rota.

 

Parziali: 24-13, 38-32, 52-52

 

"Trasgredisco alla regola di inserire per ogni giocatore solo i punti realizzati. Una vittoria così emozionante ottenuta con un grande lavoro difensivo e che ci porta alla fase interregionale, non può essere raccontata da un freddo tabellino. E allora scaldatevi, con i nostri ragazzi."
Bd

 

Recchia: Le sue lacrime, alla fine, negli spogliatoi raccontano la tensione di una finale e l’anima di un ragazzo che di sensibile non ha solo la mano nel tiro da tre, con il quale anche ieri è stato determinante nel momento in cui abbiamo deciso di vincere.

Scapinelli: Sta crescendo costantemente e spesso nelle partite in allenamento è decisivo. Appena maturerà da un punto di vista tattico (sia in attacco che in difesa) guadagnerà minuti. Il futuro è dalla sua, ma intanto, nel presente, anche con il Pontevecchio ha aiutato la squadra ampliando le rotazioni limitate dall’infortunio di Paratore.

Righi: Il limite più grande che ha è che il suo ruolo è occupato da due play molto ingombranti. Meriterebbe di giocare per come si allena e per la serietà di un ragazzo maturo e disponibile. Vittorie come quella con il Pontevecchio nascono in allenamento e in allenamento Righi è imprescindibile, quindi, Matteo, sentiti protagonista, tutto questo è anche tanto tuo!

Corradini: Approccio alla partita sbagliato. Viene alla Pertini a fare il ragioniere quando in campo serve un gladiatore. Per la prima volta in stagione gli devo urlare contro. Capisce, si toglie l’abito elegante, infila la tuta da supereroe e guida, con carattere e lucidità, la squadra ad una vittoria memorabile.

Tobia: Miglioratissimo, anche sotto l’aspetto mentale, dimostra tutto il suo talento e il suo carattere nel momento più difficile della nostra partita. Per alcuni minuti ci aggrappiamo a lui e lui ci sostiene come se quello fosse il suo mestiere. Se solo si allenasse sempre con la foga con la quale suona il tamburo…

Perini: Per tre quarti non riesce a stare in campo, penalizzato dai falli. Rispetto ad altre sue “edizioni”, però, non perde la testa. Aspetta, aspetta e quando i duri devono cominciare a giocare si alza dalla panchina per mettere la sua firma sulla partita. Finalmente “forza tranquilla”. E se anche Leo stesse maturando?

Serra: Capitano silenzioso ma presente! Minuti di qualità impreziositi dal canestro più bello che forse gli abbia mai visto fare, perché espressione di pura “fotta”. Quando Filo capirà – in allenamento e in partita – che il garbo e gli occhi dolci servono con le ragazze ma non con gli avversari, avremo una guardia vera, pronta per il basket senior.

Zuppiroli: “Mi chiamo Zuppo e risolvo problemi”. Anche alla Pertini ho potuto contare sulla sua maturità, sul suo fisico, sulla sua capacità di farsi trovare sempre pronto, sui suoi miglioramenti anche in attacco e sulla sua voglia di far capire a tutti che il basket non è sport da signorine, ma da uomini veri e lui, non solo per la sua collezione di peli, uomo lo è già da un po’, nonostante l’età.

Rosa: Una delle migliori “code" sulla 1-3-1 che abbia mai allenato. E alla Pertini questa sua interpretazione del ruolo – meno evidente e gratificante rispetto a quella del cecchino – è stata la chiave per mettere in difficoltà un Pontevecchio partito senza sbagliare un colpo. Più votato al sacrificio rispetto a quello che sembra, Fede è poi venuto fuori anche in attacco, con alcuni suoi tiri ignoranti che sembrano partire dalla mano destra, ma che invece provengono da più in basso, sì, proprio da lì… dagli attributi!

Naldi: Partita senza nessuna sbavatura, giocata per di più fuori ruolo, ma dentro ogni singola nostra giocata, in attacco e in difesa. Anche lui miglioratissimo, difensivamente ma soprattutto nella mentalità: ora Menny non ha più paura di nessuno! Sembra passata un’era quando esordì timoroso in casa della Virtus. E ora, grazie anche a lui, ci meritiamo di nuovo la Porelli, ma dove scenderà in campo un leone in più.

Casarini: L’ultimo arrivato ci sta dando una grande mano con la sua trasbordante intensità. Casa è la dimostrazione che i confini del proprio fisico non sono fisici, ma morali: in area sembra alto uno e novantacinque per i rimbalzi che prende di pura grinta. Talvolta, però, tutto questo impeto lo porta a dimenticarsi cosa deve fare in campo, come è capitato alla Pertini. Pensare e agire, al massimo delle proprie possibilità, è la sintesi del basket, lo sport più bello e formativo del mondo.

Tepedino: Un infortunio non gli permette di giocare. L’ho voluto comunque in panchina perché la panchina non è un luogo privilegiato da cui assistere alla partita, è invece box dove i meccanici intervengono, lettino dello psicanalista, campo base per chi scala l’Everest, retrovia per chi torna dal fronte. E Tepe, che sta diventando un buon giocatore, è da sempre un valore aggiunto in un gruppo.

Paratore: Sì, c’era anche lui. Il nostro Pippo. Per chi era presente alla Pertini e non lo conoscesse, è quello che alla fine della partita ha lanciato la stampella in campo. Il nostro “Enrico Toti” però l’ha fatto solo per esultare. E ne ha tutto il diritto lo sfortunato Pippo: nessuno dimentica il suo apporto fino al brutto infortunio; in particolare è stato protagonista dello “Sliding doors” della nostra stagione: il tiro ignorante in casa Salus senza il quale ieri nello spogliatoio nessuno avrebbe cantato “Tutti a Udineee!!! Tutti a Udineee!!! Tutti a Udineee!!!” 

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